S.O.S VALORI SOSTITUIBILI

Cautelarsi contro le proprie scommesse, questa è la regola aurea della razionalità del consumatore. -in queste equazioni di vita ci sono quasi soltanto variabili, e ben poche- o nessuna- costante: i valori si modificano troppo spesso e tropo velocemente, perchè sia possibile seguirne i cambiamenti, tanto meno prevederne le future evoluzioni.” 

tratto da : Zygmunt  Bauman, “CONSUMO, DUNQUE SONO”

In questo mondo di eccessi di scelte, come afferma Bauman, la scelta diventa spesso fonte di angoscia, dà un senso di agorafobia. Avere troppo a disposizione crea una sensazione  di insofferenza. Pertanto chiediamo due cose contemporaneamente  impossibili da ottenere: un equilibrio tra elementi opposti (come si dice togliere la sete con il prosciutto) , da un lato e che qualcuno o qualcosa ci tolga l’ansia della scelta, dall’altro. In questo mondo di tenebre, persino la delega dei nostri valori,  appare  quindi come un piccolo sollievo. Il fatto è che  invece, possiamo essere rassicurati solo se possediamo qualcosa che ci illumini, se possediamo una torcia per muoverci al buio. Penso che quella luce oggi più che mai, siano i nostri valori  e la consapevolezza, quindi, di “chi siamo”  realmente.

Eppure accade l’opposto, che quella torcia si fa fatica a reggerla: in questa società di opulenza e di pigrizia, pesa persino  quella. Una volta spenta, non ci resta che farci guidare dal primo treno che passa.

Questa è la più grande sensazione di vuoto che affligge il mondo d’oggi, la sensazione dell’imprevedibilità, di perdita di controllo non positiva, la mancanza di un faro interiore che ci guidi. La giostra su cui è salita la gente credendo di divertirsi, ha continuato a girare senza più fermarsi e se ne è perso il comando. Ci sono così tanti valori che non sappiamo più quali siano i nostri. Li osserviamo confusi ed è come se non ce ne fosse nessuno.

Così il valore della sicurezza si ritrova a pari merito in pole position con quello totalmente opposto della libertà, il che è un tentativo di mediazione interiore, fallibile e fallito forse già in partenza. Domande come: “cosa ti appassiona, cosa ti fa muovere”, sono diventate domande difficili ed angoscianti a cui non abbiamo risposta.

Un uomo senza valori è un uomo perso, un uomo a cui è facile impiantare qualsiasi valore. Soprattutto se pensiamo a quanti giovani vivono apaticamente con l’unico svago della rete e come unici valori l’Iphone e i selfie, diventa molto facile manipolarli. Infiltrarsi nelle loro giovani mente, usarli dando loro modelli di ispirazione che li facciano sentire importanti. E da lì reclutarli, guidarli e chiederli qualsiasi cosa in cambio, non ci vuole poi molto. Riflettevo su questo già da un pò di tempo, quando ne “La Repubblica” di giovedì 12, ho trovato un commento di Massimo Recalcati molto bello htpp://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Recalcati.  Era il commento alla foto del bambino di 12 anni con la pistola in mano pronto a sparare. L’incipit diceva questo:  Il fantasma di purezza ritorna spettralmente in ogni forma di fondamentalismo. ..Il terrorista agisce sempre in nome del Bene. E fare il Bene, agire, consacrare la propria vita alla Causa, non pone alcun limite al Male. Il fantasma di purezza del terrorismo elimina alla radice il dubbio e l’incertezza. Ne deriva una seduzione quasi irresistibile: la verità è sempre dalla nostra parte, la verità ci appartiene, è solo nostra”. htpp://it/ricerca/repubblica/quesri= cos%27+ trasformano+1%innocenza+nel+enorme+ efferrato &vieuw=repubblica &ref=HRHS

E’  il vero terrore di questo   nostro momento storico: bambini-arma  che vengano usati contro l’umanità, che da questa bella parte del mondo, pensa invece  solo a viziare i suoi figli, a rammollirli, senza dar loro lo slancio per crescere e seguire dei valori. Due realtà davvero lontanissime e inconciliabili.

Ancora il consumismo e quindi il denaro, di cui non si educa mai troppo alla sua gestione, quanto si mostra  invece molto bene come spenderlo, diventa un altro valore sostitutivo. Il consumare, scartare, sostituire, diviene la logica che guida ogni azione e relazione umana. Ogni rimedio va bene contro la noia; per riempire quei vuoti che altrimenti ci obbligherebbero a renderci conto che, probabilmente, manca un senso più ampio alle nostre esistenze.

Un altro valore corrente che ha sostituito i valori profondi di un tempo, è quello del lavoro, inteso come ambizione, realizzazione, fame di riconoscimento, bramosia di sfide, ricerca del potere. La logica che sta prendendo piede, l‘azienda-famiglia   uno per tutti, tutti per uno-  ha saputo molto bene osservare e utilizzare il bisogno sottostante. Sempre più il lavorare, che dovrebbe essere principalmente un’attività che ci permette il sostentamento, è diventato il valore attorno a cui ruota il resto della nostra vita. Il valore prioritario attorno al quale ogni tanto  girano la salute, ma solo quando non va -perchè ci si ammala di troppo lavoro o di lavoro fatto in condizioni di insoddisfazione-  e i legami, che sono in realtà l’ossigeno del nostro benessere, vivono nei ritagli di tempo, stretti e circostanziati.

Le aziende sempre più cercano di coinvolgere i loro dipendenti alla produttività, sfruttando proprio questo punto; la partecipazione diventa o viene messa sotto questa luce, come un bene collettivo, come l’appartenere ad una grande famiglia. Il  richiedere tempo in eccesso, superando i limiti fisici ed umani, azzerando ogni forma di vita al di fuori dell’operatività, è diventato la normalità. Anzi coloro che si oppongono a tale visione sono dei traditori, perchè l’azienda ha dato loro un lavoro, un senso di identità, un nucleo famigliare (non a caso detiene gli stessi valori e dinamiche delle relazioni in famiglia). Piano piano, spesso anche in modo strategico i valori individuali vengono scambiati, silenziosamente, progressivamente. Il bene comune diventa il bene dell’azienda. L’azienda è come una grande Madre, sa lei il bene dei suoi figli e sceglie di conseguenza per loro. Visto da un altro pianeta in realtà è un bene orwelliano, che più che creare entusiasmo, crea orrore.

Purtroppo se mancano dei valori forti,  è molto probabile che tale debolezza possa essere sfruttata, manipolata, gestita, derubata da altri,  di fatto già sta  avvenendo così.

ALAIN Ehrenberger “ La sofferenza umana più diffusa tende a svilupparsi a partire da un indigestione di possibilità , anzichè da un’abbondanza di divieti, come avveniva in passato”.

 

Rebecca Montagnino

 

BIBLIOGRAFIA:

– Z. Bauman, Consumo dunque sono

– Z. Bauman, Modernità liquida

– A.Ehrenberg, La fatica di essere se stessi

– M.Recalcati , Così trasformano l’innocenza nel crimine piè efferato, La Repubblica, 12 marzo 2014

 

 

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