Riproduzione casuale


C’è un enorme differenza nel modo in cui “sentiamo” la musica: può essere qualcosa di profondamente intimo, un processo che ci identifica, così come può essere un semplice sottofondo. Quando la mettiamo poi, la possiamo scegliere, cercare, possiamo mettere quel pezzo perchè ha un significato in quel momento preciso, perchè vogliamo rievocare una sensazione, perchè abbiamo bisogno di renderne catartica un’altra, possiamo curiosare su qualcosa che ci ha intrigato, perchè la sentiamo in testa da ore, oppure la possiamo usare come sottofondo per coprire il silenzio o i rumori del traffico.. possiamo semplicemente sentirla a caso, riproducendola casualmente. Non scegliendo cosa vogliamo o di cosa abbiamo bisogno, non chiedendoci di cosa la nostra anima si voglia nutrire, ma lasciando semplicemente che accada, che “altro” scelga al nostro posto. E’ comodo, siamo un pò, con molto autocompiacimento, pigri, è un gesto automatico che non richiede nulla: non dobbiamo muoverci, non dobbiamo pensare, nè tanto meno decidere.

Siamo comodamente adagiati sull’enorme divano della confort zone, un pò più di deresponsabilizzazione o di responsabilizzazione fluttuante in fondo cosa ci può fare?

Ricordiamo che la pigrizia è uno stato di debolezza, non nasce dalla debolezza, semmai la consegue e alla lunga può diventare uno stato cronico di apatia. L’indolenza in fondo è una forma di comportamento passivo, che condanniamo eppure troppe volte abbracciamo. Senza considerare che demandare ad altri la nostra libertà di scelta, è rinunciare al significato più profondo della libertà…ancora senza ipotizzare che come si impigrisce il corpo, avviene lo stesso per la mente.

Questo vale un pò per tutto, dal mangiare, al leggere, al pianificare e organizzare il tempo libero, a cosa e se guardare la tv. E se i programmi sono indecenti, abbiamo la facoltà di spegnere e fare altro. Se al cinema non danno nulla, possiamo non andarci e non sforzarci o accontentarci di vedere qualcosa solo per uscire di casa.

La bella novità è che siamo liberi di scegliere, di contattarci e nessuno può dirigere i nostri gusti o imporceli. Quella brutta è che difronte a tanta responsabilità di scelta e offerta, abdichiamo in nome della pigrizia – non so, decidi tu..- e questo non solo per la musica, ma per tante altre nostre azioni. Il tanto per…è per chi si accontenta giorno dopo giorno; “un tanto per parlare” in genere indica un parlare senza dire niente… Lentamente si arriva così ad uno stato in cui questo processo è già iniziato da un bel pezzo, arriviamo al tanto per tirare avanti... e allora tornare indietro diventa un impegno faticoso, a volte persino impossibile. L’alternativa? Il lasciarsi vivere appunto…

Tante persone oggi si sentono vuote, insoddisfatte, tristi, apatiche, la loro vita ha perso o non ha ancora trovato un senso, ma è proprio iniziando a dare un senso a quello che si fa, anche in ciò che ci sembra scontato che possiamo ritrovarci. Le piccole azioni sono la premessa per arrivare a qualcosa di più ampio e profondo circa la nostra esistenza, significa costruire un nuovo atteggiamento mentale, dove tutto inizia ad avere un senso; significa conoscersi, desiderare e ri-cercare il modo di soddisfare quello che è importante per noi…significa soprattutto essere coscienti di ciò che siamo, di cosa scegliamo e del perchè lo scegliamo.

Perciò prima di mettere la musica prendetevi qualche istante e pensate a cosa volete davvero..forse meritate qualcosa di meglio dalla vita che lasciarvi vivere…

Rebecca Montagnino

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