PERCHE’ LA CONSAPEVOLEZZA E’ ALTER-N-ATA?

 

Circa dieci, quindici anni fa, avere consapevolezza era  considerato alternativo e coloro che frequentavano la facoltà di psicologia, erano designati come alternativi.

Forse già allora la consapevolezza era alterata. Era nata e  si era diffusa in contrapposizione al formalismo  borghese. Era il risultato di una moda, di un’epoca, ma non autentica ricerca del Sè.

In realtà noto spesso che nella storia individuale e collettiva di una società, appaiono momentanei lampi di illuminazione consapevole, a cui  seguono Ere altrettanto buie di in-coscienza. E non è detto che dopo tale Medioevo, sopraggiunga un nuovo Rinascimento. Bagliori di consapevolezza esplodono velocemente quanto si spengono, simili forse più  a fuochi d’artificio che a  processi maturi e duraturi di presa di coscienza. Il restare consapevoli difatti è un grande impegno, che richiede un lavoro costante e attivo. In genere la consapevolezza dovrebbe crescere, innalzarsi, ma non sempre avviene. Anzi, spesso le persone regrediscono a livelli inferiori, perchè vivono un temporaneo stato di crisi o perchè qualcosa è accaduto nella loro vita che li spinge a riposarsi in stadi più bassi. Secondo la teoria delle dinamiche a spirale ( teoria  dell’americano Clare Graves),  ogni individuo o ogni gruppo, si trova nel livello di crescita  che corrisponde al suo attuale  stato di evoluzione emotiva e psicologica. Le regressioni hanno quindi  anche lo scopo di completare stadi precedentemente irrisolti, per permettere poi una nuova ascesa.   Il problema è che spesso le persone  rischiano di  restare impantanate in questi stadi più bassi per un tempo eccessivamente lungo, che può impedirne  il recupero.

Nella mia esperienza terapeutica ho sempre riscontrato, indipendentemente dalla problematica del soggetto, che senza consapevolezza  non ci può essere un reale cambiamento; non basta modificare comportamenti, sostituire pensieri potenzianti a quelli limitanti. Solo la consapevolezza della propria Identità, su chi siamo  e dove siamo,  permette di star meglio.

Ho pensato  dunque a quali potessero essere le situazioni/fattori che alterano ed offuscano la consapevolezza, che più che alternativa, attualmente è sicuramente molto alterata o alternata:

1) se la consapevolezza è ATTENZIONE costante e  diretta al qui ed ora, oggi l’eccesso di stimoli favorisce la DIS-ATTENZIONE: non a caso aumentano i disturbi di attenzione nei bambini e i deficit di concentrazione negli adulti. Siamo troppo distratti dalla velocità delle nostre giornate, dal poco tempo e dalla difficoltà di focalizzarci con l’impegno che necessita, per conoscere cosa ci accade dentro. La mente regge difficilmente il sovraccarico di informazioni che le arrivano, come dimostrato il multi tasking non sempre è una risorsa, a lungo termine diviene un’attenzione flebile e superficiale. E la consapevolezza è invece profondità.

Ci si distrae pertanto dal mantenere il focus sui propri obiettivi e si rifugge dal dolore, che spesso è il rimedio più efficace per imparare a contattarsi.

2) la PIGRIZIA . Quel che potrebbe essere fatto oggi, viene procrastinato ad un momento imprecisato,  che spesso finisce nel dimenticatoio. Le cose importanti richiedono oltre al piacere che motiva, una DISCIPLINA regolare  che ne permette lo sviluppo. Per esempio, per aver voglia di pizza, la devo sentire prima nella pancia e poi fare la fila per comprarla  Posso arrivare  a non sentire la voglia di pizza,   decidendo che mi costa troppa fatica l’uscire per procurarmela. Così per i compiti e i cambiamenti più importanti. Se vogliamo raggiungere qualcosa, dobbiamo allenarci con costanza e regolarità.

3) le CATTIVE ABITUDINI. Qui la tecnologia ha vinto facile, in un attimo i pigri hanno gioito di poter relazionarsi o ottenere delle cose, senza doversi muovere. Le cattive abitudini non sono altro che quei comportamenti, che in apparenza ci liberano la mente,  mentre in realtà sono ulteriori attività che la sovraccaricano di altri input, tra l’altro spesso senza senso. Il tempo libero viene facilmente riempito da programmi televisivi zappati per caso, le tv restano accese su ciò che non ci interessa. Anche le forme di intrattenimento dovrebbero essere curate, perchè sono molte  quelle che non hanno altro fine che obliare la consapevolezza. La comunicazione sugli smart phone ad esempio  occupa ore della nostra giornata, specie i momenti morti vengono riempiti dalla lettura di notifiche o da giochi. In tal modo la connessione con se stessi è praticamente impossibile. Non si cercano informazioni,  i contenuti si subiscono passivamente e i comportamenti diventano automatismi indispensabili e irrinunciabili.

I cattivi pensieri sono un’altra abitudine che non ha niente a che vedere con la consapevolezza, rimurginare non significa riflettere, quanto riempirsi di negativi pensieri e negative emozioni

4) la NEGLIGENZA . Spesso è solo una forma di trascuratezza interiore che nasce dal  poco rispetto e amore di sè, scarsa ambizione a migliorare. Sembra spesso il contrario, perchè “fioriscono” attività per la cura della persona. Ma  l’eccessiva importanza per la cura per l’estetica,  non è che  un’emblema di  come il corpo sia diventato un involucro da far risplendere, non da onorare. Lo sport eccessivo non è che una forma di sfruttamento del corpo, ben lontana dal preoccuparsi di mantenerlo in buona salute. Il tempo  dedicato alla preparazione della propria persona per presentarsi fuori, è mille volte superiore alla cura per l’introspezione. Significa così trascurare tutte quelle attività fondamentali  che  stimolano la  crescita interiore, come la lettura o la riflessione, la meditazione come il seguire dei corsi.

5) l’USO DI ANESTETICI . Tutte le dipendenze in fondo sono anestetici dell’anima. Di tutti i tipi e per tutte le occasioni, dall’ abuso di alcool  per socializzare, al fumo per spegnere  l’emotività  quando diventa pericolosamente viva, alla cocaina per non sentire l’ansia di dover stare sempre in prima linea.  Il riempirsi di cibo per allontanare il senso di vuoto, l’uso di tranquillanti per regolare il proprio umore. Il work alcholic è un’altra forma di riempimento che il soggetto trova, per fornirsi un alibi sulla mancanza di tempo per occuparsi di se stesso. Ancora la ricerca compulsiva di partner sessuali o affettivi, è un modo per abbassare la consapevolezza e spostare l’attenzione dal sè.  Senza questi artifici per molti la realtà sarebbe qualcosa di invivibile e  solo allontanandosi dalle sensazioni,  riescono a sopportare la vita

7) la semplice VOGLIA DI VIVERE IN MODO MENO RESPONSABILIZZANTE O SOSTARE NELLA ZONA CONFORT.  L’essere umano si adatta anche nelle situazioni estreme, figuriamoci quanto può languire in quelle che invece sono situazioni comode, che evitano il prendersi in carico la propria vita. Le comodità fisiche o mentali possono essere delle trappole per non crescere, per mettere in discussione i propri schemi o valori

8) infine ma forse più di tutto, LA PAURA DELLA SOLITUDINE. Sembra antitetico, perchè la consapevolezza racchiude il piacere di stare con se stessi. Si nutre di curiosità, di approfondimento (si lo so, è molto fuori moda parlare di profondità nell’era del narcisismo), di apertura mentale e di sensibilità . Spesso il passaggio al livello superiore di consapevolezza richiede un grande coraggio, è come una piramide, si eleva verso lo spirito e il numero di persone mano mano che la scala sale, si abbassa. C’è quindi il rischio di una solitudine a cui non si è abituati, della perdita della comodità acquisita precedentemente, c’è l’ignoto. Alla fine la consapevolezza  si ferma dubbiosa, cercando di capire cosa conta di più, tra la “sicurezza” acquisita  e la solitudine. Che non è tanto solitudine fisica, quanto nella sintonia e appartenenza  con l’altro.

La paura di sentirsi non compresi è paura dell’alienazione, non solo rispetto alle persone, ma anche dalle cose che ci circondano.

Mentre manca l’idea che sia anche salutare  rinunciare alla comodità,   aumentano i tentativi di raggirare le difficoltà, compiendo così lo sforzo minore. E tristemente  quello che viene considerato  oggi una difficile e tormentosa perdita di tempo (coltivare la consapevolezza), non è  in realtà che il migliore investimento di tempo che possiamo regalarci nella vita.

 

Su Internet ci sono molti consigli su cosa far per accrescerla, aggiungo qui di seguito un link interessante:

http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-consapevolezza/

e un video molto toccante  del grande maestro A.Lowen

BIBLIOGRAFIA

– The spiral, C.Cowan, N.Todorovic, C.Belotti

– Intelligenza emotiva, D.Goleman

Rebecca Montagnino

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