LA SOTTILE LINEA DI DIFFERENZA TRA AUTOSTIMA E NARCISISMO…

Da quando parlo ( o ammorbo) con l’epidemia del narcisismo in molti mi chiedono quale sia la differenza tra autostima e  narcisismo. La prendo un pò alla larga…

Dagli anni’80 in poi si è impennata una tendenza diffusa a cercare di accrescere la propria autostima quasi come fosse una moda, più che un obiettivo di una sana personalità e  ne sono  testimoni i corsi sempre più numerosi sull’argomento. La stessa educazione ne è stata imbevuta, al punto che l’autostima è diventata un diritto “regalato” piuttosto che un diritto “acquisito”, nel senso che se un tempo l’essere apprezzati  dalla famiglia era un bene che veniva elargito con estrema parsimonia, per il rischio di “montare la testa”, oggi viene offerto come i volantini pubblicitari agli angoli delle strade. Lo sforzo da parte delle famiglie e degli insegnanti di far stare bene il bambino indipendentemente dai successi ottenuti, ha conseguito  punteggi molto più alti nei test sull’autostima in coloro che sono nati nelle ultime generazioni, ma allo stesso tempo ha generato un senso di benessere che nasce dal solo fatto che tutti dovrebbero avere un’alta stima di sè. Programmi televisivi, libri, corsi, hanno creato l’idea per cui le conferme dovrebbero sempre essere incondizionate, ovvero far sentire bene non per quello che si fa o si ottiene , ma semplicemente per quello che si è, senza che ci siano per forza connessioni con la realtà.

Molti psicologi, pedagogisti e genitori, probabilmente nutriti essi stessi dal loro narcisismo di bravi educatori, hanno costruito un ambiente in cui i giovani dovessero essere riempiti di amore incondizionato, libertà, indulgenza, beni materiali, come se questi doni, specie se dati incondizionatamente, fossero la base di un sano sviluppo. Da qui la negazione dei conflitti, la negazione dello stesso “no”, la negazione di divieti o punizioni che in qualche modo potessero alterare l’equilibrio dei bambini e generare dei traumi irreversibili e irreparabili. Parole come disciplina, carattere, obiettivi, ricompense, sono praticamente scomparsi dal lessico educativo, senza considerare che la lode senza motivo non crea autostima, ma incertezza e insicurezza. Non solo ogni figlio è stato allevato come un essere speciale e pertanto meritevole di approvazione incondizionata, ma con un’attenzione rivolta  ai suoi soli bisogni, non favorendo così il suo sviluppo. La gigantesca schiera di giovani che pretendono tale riconoscimento infatti è la clientela più numerosa negli studi di terapia oggi e questo perchè senza un supporto esperenziale psicologico ed emotivo congruo, le più semplici esperienze di vita diventano delle situazioni terrificanti da affrontare e il gap dall’immagine che si aveva di se stessi confrontata con  la cruda realtà diventa insormontabile, scatenando un’ansia distruttiva e paralizzante (non a caso i  disturbi da attacchi di panico sono aumentati). L’ansia di prestazione per questo gap è inoltre moltiplicata da tutti coloro che hanno avuto la stessa sorte e sono usciti dalla porta di casa credendo in chissà quale futuro meraviglioso, per ritrovasi  invece ad essere un “numero qualsiasi” in mezzo a tanti altri,  sprovvisto delle risorse più elementari della vita.

Lo stesso Seligman, già decenni or sono, affermava che l’autostima basata sul nulla non serve a niente, è meglio gratificare i figli quando hanno realizzato qualcosa. Ricordo un film francese di qualche anno fa in cui degli amici venivano invitati a cena da una coppia con figli, la quale, durante l’aperitivo chiedeva ai figli di mostrare le loro prodezze, lingue studiate, strumenti suonati, in una sorta di piccolo  interminabile show a cui gli ospiti dovevano  sottostare, affamati con rassegnazione e pazienza, in attesa della cena .

Superare le difficoltà aiuta a raggiungere maggiore autostima, studiare bene anzichè  studiare solo per ottenere buoni voti, perseverare, essere costanti, sapersi impegnare e  disciplinare, sono aspetti che costruiscono una sana autostima (si lo so,  disciplina e autocontrollo sono due termini obsoleti oggi), e danno dei risultati a lungo termine. In un mondo dove l’egocentrismo fa da comportamento dominante e l’ombra del narcisismo è in agguato, la mancanza totale di critiche e di fallimenti può portare a gravi danni e patologie.

La differenza cruciale inoltre tra autostima e narcisismo sta nel rapporto con gli altri; chi gode di una buona autostima non ha difficoltà ad avere sane relazioni, mentre chi soffre di narcisismo in genere ha delle enormi problematiche a considerare gli altri come esseri a sè e non una propaggine del proprio io.

Io aggiungerei che l’autostima non fa chiasso, non si esibisce all’esterno, non è  nei muscoli del culturista o nella logorrea dell individualista, è un fatto interiore, personale, silente.

Capire queste differenze è fondamentale, perchè si corre il rischio, per niente leggero nelle conseguenze, che sovrapponendo le due cose, si allevino giovani con un sè ipertrofico, ma vuoti e insicuri, che possono scivolare facilmente in molte trappole sociali, nonchè, fatto ancora più serio, in molti disturbi di personalità.

 

Rebecca Montagnino

Bibliografia e film citati-

Film: “Troppo amici” di Nanacke e Toledano, 2009;    “Tanguy”, , E.Chatilliez, 2001

Libri:

“Me generation,” Di J, Twenge

“Geerazione App”, H. Gardner, K.Davies.

 

 

 

 

 

 

Rebecca Montagnino

Un pensiero su “LA SOTTILE LINEA DI DIFFERENZA TRA AUTOSTIMA E NARCISISMO…

  1. Anche “I sei pilastri dell’autostima” ripropone in uno dei suoi capitoli questi concetti. Purtroppo credo che in molti casi il danno non si percepisca fino a che non è ormai diventato inevitabile.

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