IL SENSO DELLA VITA

Ho trovato per caso questa bellissima intervista ad Umberto Galimberti sui giovani, anche se ad un ascolto attento forse possiamo intravedere anche molte problematiche degli adulti e di quelli che  adulti che non lo vogliono diventare.

Sono numerevoli e profondi gli spunti di riflessione che mi hanno colpita, molti temi noterete infatti ricorrono spesso anche qui. Forse a non trovare il senso della vita non sono solo i giovani, spaventati da un futuro incerto e reso troppo carico di aspettative da parte dei loro educatori, quel “senso” manca proprio a questi ultimi. Mancano modelli, passioni che coinvolgono, ispirazioni. C’è stato probabilmente tempo prima un gap enorme tra la vita reale e quella proveniente dalla chiamata del daimon, come lo definisce Galimberti e come citava nel suo libro “Il codice dell’anima”, il grande e sempre compianto James Hillmann. Ce ne siamo accorti ora, ma i segnali erano presenti già da molti decenni: i primi sintomi di una società malata perchè vagante, senza un senso profondo della vita e quindi senza valori, motivazione, direzione se non quelli verso beni materiali e superficiali, che poi hanno portato all’era del narcisismo.

Sono d’accordo con il professor Galimberti che abbiamo perso tale  comprensione e siamo perciò degli analfabeti emotivi,   anche a causa della perdita del  gusto della letteratura e della parola.  Viene qui immediato l’aggancio con due libri: ” The book of human emotions”  di Tiffany Watt Smith, un’interessantissima ricerca sui diversi modi di esprimere emozioni o stati d’animo nel mondo, che oltre a far ragionare sul fatto che se manca un vocabolo ci manca il concetto, ci fa viaggiare su sensazioni che magari sono inesprimibili nella nostra lingua ma riscontrabili in altre culture, con la bella percezione che non siamo soli a provare certi sentimenti. L’altro è un libro splendido di  Milan Kundera “L’arte del romanzo” che riprende ancor prima di Galimberti, la connessione tra l’impoverimento emotivo (e cognitivo) e la mancanza di parole per  definire ciò che sentiamo e quindi definirci . “Lo spirito del romanzo è lo spirito di complessità. Ogni romanzo dice al lettore – le cose sono più complicate di quanto tu pensi.-  E’ questa l’eterna verità del romanzo …..come afferma Cervantes: intendere  il mondo come ambiguità, affrontare invece che una sola verità assoluta una quantità di verità relative che si contraddicono (incarnate in una serie   di io immaginari chiamati personaggi ), per possedere dunque una sola certezza, la saggezza dell’incertezza. L’uomo sogna un mondo in cui il bene e il male siano nettamente distinguibili perchè esiste in lui il desiderio di giudicare prima  ancora di aver capito.”

Il senso della vita appare in questo senso naturalmente complesso e diverso per ognuno di noi, ma senza che questo causi l’abituale angoscia con cui oggi lo percepiamo, quanto un curioso, avventuroso e importante divenire.

 

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