IDIOCRACY




Il capitalismo moderno è la combinazione di questi due elementi : l’invenzione dei bisogni e l’infantilizzazione della società adulta”(B.Barber)



Il benessere provoca istupidimento? A quanto pare si dal link sottostante che consiglio vivamente di leggere. Il titolo prende spunto dal film Idiocracy di Mike Judge del 2006, in cui il protagonista si ritrova per errore catapultato nel futuro e scopre che lo stile di vita delle persone, il loro quoziente intellettivo, invece di essersi evoluti nel mentre, sono regrediti e involuti barbaramente. Le persone vivono in montagne di discariche, guardano programmi di basso livello intellettivo, hanno comportamenti privi di senso e di funzionalità. In questo scenario catastrofico, ma trattato in chiave comica, ci ritroviamo a ridere per situazioni che in fondo, non sono poi così lontane dal presente.

Ricerche recenti come viene affermato nell’articolo, hanno dimostrato le diminuite capacità intellettive della popolazione; c’è un legame stretto, anche da un punto di vista logico, tra il minor uso di molte delle nostre facoltà mentali e il loro appiattimento. Questo vale in effetti per tutte le cose che non vengono utilizzate; lo stesso telefono ci segnala quando non usiamo un app e questa diventa obsoleta, conosciamo l’esperienza di iniziare nuovi sport o di riprendere l’attività sportiva dopo un periodo di prolungato riposo e il conseguente dolore muscolare. Se non usiamo il nostro corpo, come se non usiamo la testa, questi si atrofizzano. L’eccessiva comodità di questo nuovo millennio, l’agio economico, il benessere consumista e per ultimo, non per ordine di importanza, l’introduzione dei social, hanno limitato l’evoluzione delle facoltà di ragionamento. Insomma se hanno portato-forse-qualche beneficio alla nostra vita, non lo hanno di certo portato al nostro modo di ragionare.

In “Iperconnessi” di J.Twenge e nella sua lodevole ricerca tra gli adolscenti e giovani adulti americani, l’autrice conferma che gli IGen stanno crescendo con più lentezza. Lo sviluppo degli adolescenti si completa non prima dei 25 anni; i genitori avendo meno figli di un tempo, hanno modo oggi di allevarli con più attenzione e forse troppa protezione. Di conseguenza la loro corteccia frontale è meno sviluppata, perchè non hanno dovuto affrontare responsabilità, hanno potuto godere della vita come fosse un ‘eterna vacanza. Perchè dovrebbero aver voglia di crescere e di rendere le cose più complesse, solo per l’evoluzione???
Alla fine degli anni 70 la maggioranza dei teenager leggeva un libro o una rivista ogni giorno, nel 2015 lo faceva solo il 16%. Nemmeno gli e-reader hanno sollevato la percentuale e quindi i libri. I libri di fatto per chi legge solo notifiche o messaggi (o li sostituisce con gli audio) non sono veloci, non catturano l’attenzione di chi è abituato a cliccare ed avere subito una notizia. Leggere il giornale poi tocca percentuali ancora più basse: il 10% nel 2015! Nemmeno si giustifica con il fatto che abbiano meno tempo e più compiti a casa ( e ci sono ormai pochissime situazioni di giovani che durante l’università fanno qualche lavoretto). Anzi gli studenti delle medie studiano due ore in meno rispetto ad un decennio fa. Le riviste nemmeno reggono il confronto con il telefono e se vengono lette sono soprattutto di gossip…I risultati non tardano ad allertare: i giovani hanno difficoltà a leggere, ma iniziano ad avere anche difficoltà a scrivere, ad esprimere un pensiero attraverso le parole scritte, o meglio ad esprimere un’opinione . Abituati come sono ad usare la parte visiva, hanno abbassato la capacità di unire pensiero e parola (come potete leggere da un altro link molto interessante che ho trovato sull’argomento). Questo allarme era già stato affrontato dalla puntata agghiacciante di “Presa diretta“. Molte università private ad esempio, anche a Roma, hanno sostituito lo studio sui libri con quello su slide, che come possiamo intuire non possono dare le stesse approfondite competenze, a mio avviso necessarie per un laureato.
La velocità inoltre con cui gli studenti universitari passano da una notifica ad un messaggio, ha creato una diminuzione della capacità concentrativa, importante invece e aiutata dalla lettura. Oppure non aprono il libro o lo studiano frettolosamente, saltando parti che arbitrariamente etichettano come noiose o poco richieste durante gli esami. Fatto sempre accaduto, la differenza è che sta venendo “normalizzato”.
La soluzione quindi di alleggerire lo studio attraverso la semplificazione o la soppressione dei testi, come spesso ho affermato, non credo sia una soluzione utile, specie a lungo raggio. Difficilmente chi non ha imparato ad amare la lettura, a sentirsi bene nell’approfondimento e la riflessione, lo farà in età adulta.
Sempre dalla ricerca della Twenge arriva un altro dato preoccupante: molti adolescenti dichiarano preferire di vedere un film a casa in pigiama, piuttosto che uscire e andare al cinema. Anche il cinema rischia così come la sua lunga storia e la cultura che ne deriva, di essere soppiantato da video o telefilm. Persino la televisione è stata rapidamente sostituita dal pc e se pensiamo che la carta stampata è stata in fondo l’unico veicolo di trasmissione di informazioni dal 1440 ad oggi, la velocità di tale passaggio ha delle conseguenze che ancora possiamo capire solo parzialmente. Ed infine la pazienza, intesa anche come sforzo di dare attenzione per un tempo prolungato ad un argomento (nemica quindi del benamato multitasking), sta diventando sempre più esigua e questo con tanti danni anche sulla produzione economica. Non è quindi solo un danno culturale e cerebrale quello che stiamo osservando, a lungo termine diviene un danno per tutte quelle competenze necessarie anche nel mondo del lavoro.
La mancata voglia di uscire, passare il tempo sul letto con il telefono o girovagare in un centro commerciale, sono segnali di appiattimento o di indolenza, a cui l’adolescenza proprio per peculiarità fisiologica, si è sempre opposta. Sembra strano, ma finchè uscire era una concessione, nel momento in cui è stata liberalizzata, non è più stata interessante; oggi sono i genitori che devono dire ai figli piccoli” muoviti dalla tv, dalla play o dal tablet , vai a giocare fuori..” e ai figli adolescenti “perchè non esci un pò?”Di fatto i ragazzi non hanno bisogno di stare fisicamente con gli amici, perchè restano connessi con loro tutto il tempo e lo apprendono, vedendo lo stesso comportamento, anche da parte degli stessi adulti. Non c’è da stupirsi se dilaga la pigrizia o se nella popolazione aumentano i problemi di sedentarietà. Se diminuiscono le esperienze reali, afferma ancora la Twenge, diminuiscono anche i ricordi e la memoria..L’uso degli smartphone non necessita della stessa più complessa organizzazione che richiede un incontro vero, ma questa facilitazione depriva le esperienze dalla loro emozione.

Ma almeno queste generazioni sono più felici? Dai dati assolutamente no, anzi il malessere adolescenziale, ma soprattutto la presenza di disturbi psicologici, stanno progredendo in modo vertiginoso tra i giovani, come mai era accaduto prima. Il guardare assiduamente ai social, non fa sentire meno soli, anzi intensifica il confronto, l’invidia e il senso di esclusione. Sembra che chi è più vulnerabile ai like, lo sia anche alla depressione; questi fattori cambiano invece rotta se i giovani praticano sport o attività extrascolastiche o leggono o hanno qualche interesse; la percentuale di disturbi dell’umore scende drasticamente. Intanto chi fa altre attività guarda meno ciò che fanno gli altri e non lo usa come parametro per valutare la propria vita, non soffre altrettanto del bisogno di approvazione ed è meno esposto al cyberbullismo. L’esclusione sociale inoltre, seppur per periodi molto brevi, scatena oltre ad ansia e depressione, sensi di aggressività maggiori e comportamenti di dipendenza, disturbi alimentari, come a dire le principali sintomatologie del disagio attuale.

C’è un altro libro molto bello sul tema dell’istupidimento “Homo stupis stupidis” di V.Andreoli. Da che l’uomo doveva essere sapiens sapiens, le sue facoltà sono involute, tanto che l’apporto degli strumenti tecnologici ha portato alla nuova definizione di Homo + o Homo aumentato, da cui è derivato un mettere a risposo la neocorteccia frontale, “con la delega a svolgere le funzioni alle macchinette digitali”( modello Applewatch che consente anche di dirci il momento di assolvere a semplici e naturali funzioni fisiologiche). La definizione del termine stupido deriva qui da “colui che non abbia, in una data circostanza, tenuto conto della realtà, e che si sia comportato in modo poco o per nulla intelligente”: come afferma l’autore la radice è la stessa di stupore, stupore che deriva dall’incredulità che un tal gesto non solo lo abbia commesso un uomo, ma un ‘intera comunità o un popolo intero, come sta avvenendo.
Senza considerare le preoccupanti ricerche sul calo del Q.I dagli anni ’70 ad oggi, credo che non ci sia ancora un’informazione adeguata o come per il clima, l’allarmismo divenga reale ricerca di soluzione finchè non la situazione non sia davvero preoccupante (o con relativo rimedio). Si potrebbe invece, cercare di educare i giovani anche a rinunciare a parte dell’uso della tecnologia, riducendone il tempo e consapevolizzando le priorità. E magari gli adulti potrebbero aiutarli dando loro migliori esempi.



Rebecca Montagnino


https://www.chartasporca.it/la-rivoluzione-impossibile-e-il-cambiamento-che-non-cambia/

https://www.nibiru2012.it/idiocracy-instupidimento-razza-umana-iniziato/

www.chartasporca.it/la-rivoluzione-impossibile-e-il-cambiamento-che-non-cambia/

Lascia un commento