CARO VECCHIO DIARIO…

Tra le tante cose anacronistiche che faccio, tengo un diario. Da circa 20 anni,ogni giorno scrivo, forse avrò saltato cinque giorni in  tutto questo lungo arco di tempo. Più di tanto non ci riesco a stare senza, è una necessità come mangiare e bere. A volte cammino per strada, visito un posto, rifletto e mentalmente scrivo quello che poi scriverò di fatto ore più tardi. Questo mi ha aiutato negli anni a sviluppare una bellissima facoltà, quella di narrare per me stessa, di scavare dentro, per osservare i miei pensieri e fermare le emozioni nell’attimo in cui vengono fuori. E’ qualcosa che appartiene a me solo, c’è il mio mondo all’interno, la mia vita  vista   dall’interno . Si chiama INTROSPEZIONE  questo processo, temo sia ancora più anacronistico del diario: oggi si vive cercando di non riflettere, specie su argomenti importanti. Ci sono cose che nessuno sa, che nessuno dovrebbe mai sapere, perchè a volte scrivere mi fa riflettere prima di parlare, mi fa stemperare uno stato emotivo che altrimenti potrebbe esser eccessivo, perchè nell’atto stesso della mano che scrive, mi sfogo e  calmo qualcosa che mi agita.

Ci sono segreti anche molto semplici che fanno parte della nostra intimità, siamo noi semmai, e in caso, vogliamo svelarli al mondo, selezionando a chi dare tali contenuti Sono poche le persone a cui si farebbe leggere un diario, poche e scelte .

Un diario diventa poi una sorta di compagno di viaggio, un amico fedele che ascolta, la voce della coscienza, un luogo dove possiamo sussurrare qualsiasi cosa, senza pensare alle conseguenze. Senza spettatori.

Il diario oggi non si usa più, è obsoleto, eppure dai diari sono state tratte biografie.

Credo che uno dei motivi per cui non si usa più, è che oggi il diario è stato sostituito da un diario più grande, infrangendo pertanto la barriera del personale e  diventando così un fenomeno  “pubblico”. Chiaramente mi riferisco ai social  network, in primis a Facebook, che è l’emblema dello specchio allargato. Lì non esiste per principio la regola del privato, tutto  comunque è più o meno pubblico, perchè nasce da un bisogno di condividere , di mostrare chi si è, che si fa, che si pensa, dove si va, con chi ci si vede, cosa si mangia, a quale ora, come si è dormito, quale stato d’animo si ha, le foto che uno si fa (un tempo questo era piacevolmente impossibile. Poi si è passati all’autoscatto a cui  non si giungeva però,  se non dopo numerosi e fantasiosi esercizi ginnici: l’impegno faticoso fortunatamente  demotivava già una parte dei fan del club degli esibizionisti). ..oggi questa situazione invece è confluita in una sindrome, la sindrome da selfie dove l’ossessione del fotografarsi ovunque e in qualsiasi circostanza, dal come ci si gratta il naso la mattina, all’immancabile foto da concerto per dire ” io c’ero”.., alla foto o più dell’infanzia, alla foto o più foto con il fidanzato che poi verrà cancellato e spiato in seguito alla rottura, ai cani, gatti, piatti di pasta o vagonate di pizza che siano. Dall’introspettivo del diario si è passati, (saltati? ) all’ingordigia voyeuristica della pubblica piazza.

Molte ricerche  hanno già individuato le prime conseguenze: un’incapacità all’ascolto, sostituito da un bisogno di parlare di sè e di parlarsi addosso, lo sviluppo di uno spirito acritico verso ciò che si pubblica a svantaggio di uno spirito eccessivamente critico verso i post degli altri, aumento della rabbia e della suscettibilità quando i propri post non ottengono il risultato favorevole che ci si aspetta. Insomma aumento dei disturbi di personalità narcisistica.

Nell’era dell’apparenza Facebook può diventare un pericolo nella misura in cui illude tutti di essere un pò speciali, di fare cose un pò speciali. Fa perdere il senso della misura e il bisogno di protagonismo si sfoga senza freni inibitori.

Qualche giorno fa un tipo aveva denunciato un amico/conoscente/visto forse una volta, che lo aveva infamato su facebook. Credo che il pericolo della diffamazione sia un pericolo implicito quando si usa un social network, nel momento in cui posto la mia vita privata davanti a tutti, come  posso non pensare che tra i fedeli o troppo poco responsabili amici che cliccano sempre sul mi piace, non ci sia qualcuno che lo faccia per “amicizia”, quieto vivere, ipocrisia e che un giorno non sia la persona che dovrò cancellare?

Non credo comunque che il pericolo maggiore sia la sindrome selfie in sè, come da nuovo manuale psichiatrico per definizione e per gravità si dice, credo piuttosto che possa aumentare l’ansia, l’ossessione, la maniacalità, il rivelarsi per qualcosa che non si è, per autoproclamarsi al fine di avere un’altra identità.

Facebook è l’opposto del diario, ha rotto il confine dei segreti; i segreti non ci sono più ,si sono estinti,  in quanto dal momento in cui dobbiamo sempre cercare di far colpo sugli altri, di raccontare tutto, finiamo per essere meno veri.

Fate ques’t esperimento, pensate di scrivere una cosa che  vi ha toccato molto in un posto che non conosce nessuno e in cui probabilmente nessuno verrà mai a leggere,  e pensate di scrivere la  stessa cosa in un posto dove tutti quelli con cui avete l’amicizia leggono; come cambia il contenuto, la forma, il tono, la ricerca dei vocaboli? ma soprattutto la Sincerità…?

Ci deve essere un luogo al mondo in cui possiamo sempre urlare la verità, semplicemente perchè libera e soprattutto non fa danni a nessuno, spesso anzi  risolve e cura.

Come ho già scritto altrove, non è lo strumento in sè, quanto il modo in cui  viene abusato e male-usato, che può esser nocivo. Ammetto che rovistare in modo così impudico nella propria e altrui vita mi spaventa un pò, non so quanto una vita senza un minimo di riservatezza non sia un lento ma progressivo andar verso una società dove per descriversi agli  altri, si finisce per restare intrappolati in una vetrina di  un mondo poco reale e  poco spontaneo. Il rischio di diventare Personaggi e di raccontarsi una storia su chi siamo (chi vorremo essere, come vorremo essere considerati) aumenta. E’ un pò come il peperoncino, preso con moderazione dà un tocco alle pietanze, se usato in maniera eccessiva sovrasta ogni sapore.

 

Rebecca Montagnino

3 pensieri su “CARO VECCHIO DIARIO…

  1. Bellissimo questo post… È una cosa a cui rifletto spesso e probabilmente per questo motivo su Facebook non scrivo quasi mai. Mi sono reso conto di quanto siano vere le parole che scrivi.

  2. Spulciando su internet pochi giorni dopo il post ho trovato quest’articolo http://oltreuomo.com/ossessionati-dai-social/ in aggiunta a quello che hai scritto tu… sinceramente condivido tutto l’articolo, un pò triste nella frase finale però almeno molto divertente…ho riso anche alla seconda lettura…
    Secondo me, è da quando esiste internet che c’è sempre la possibilità di essere qualcun’altro o una moltitudine. però non credo possa essere un fenomeno che duri a lungo perchè uno può fingere di essere l’uomo dei sogni per un pò, ma poi resta sempre l’uomo della realtà. forse sono un pò troppo ottimista ma la voglio immaginare così 😀

  3. Mi sono sentita un po in compagnia, perché ho sempre con me un quadernetto un’agenda dove scrivo dei pensieri .Cerco di descrivere le mie emozioni e quando le rileggo, a distanza di tempo a volte sorrido e volte mi emoziono di nuovo …..Qualcuno mi ha detto che ” scrivere a penna” appartiene alla mia generazione ….i ragazzi oggi hanno altri mezzi per comunicare , per riconoscersi …….Pero’ giorni fa’ mi e’ successa una cosa molto bella : mentre riordinavo la camera di mia figlia la più piccola che ha 10 anni, ho trovato il suo diario con tanto di lucchetto, ben chiuso ovviamente e ben riposto sotto il materasso .Non sarà che qualcosa le è arrivato pur appartenendo alla nuova generazione ?…….Spero di si’!Spero non si dimentichi di aggiungere, tra un selfie e un ap, un po’ di berbere’ che la rende unica e speciale !

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